Ben "Salame" Sulayem
Ben Sulayem

La nuova Formula 1 e le sue regole bigotte

Gli sport cambiano col passare del tempo, ma le regole della Formula 1, più che migliorare, peggiorano.

Le battaglie insignificanti di Ben Sulayem

Lo so, potreste pensare che questo sia un articolo scritto da un “nostalgico” dei bei vecchi tempi in cui i piloti (o almeno una buona parte di loro) erano soliti avere un comportamento sopra le righe in pista e fuori. Invece chi vi parla odia quella parte di machismo che attanagliava gran parte degli sport, motoristici e non. E allora dov’è il problema?

Mohammed Ben Sulayem, presidente della FIA nonché ex pilota di rally, ha deciso da qualche giorno le multe e le penalità da erogare nel momento in cui – pausa scenica – un pilota pronuncia una “parolaccia”. Si, fa ridere. E se vogliamo fa anche riflettere.

I piloti di Formula 1 sono tenuti (o costretti) a non uscire dai binari, a tenere a freno la lingua anche quando si trovano in situazioni pericolose in pista, a 300 orari, con la frequenza cardiaca che oscilla tra i 120 e i 140 battiti al minuto. In realtà, le regole valgono per tutte le competizioni sotto l’egida della FIA, ma per i piloti del campionato più importante (non mentirò, ultimamente meno interessante) le sanzioni sono moltiplicate per quattro.

Così, in caso di brutte parole, un pilota di Formula 1, alla prima sanzione riceverebbe una multa di 40’000 euro; alla seconda sanzione 80’000 euro più una sospensione di un mese; alla terza 120’000 euro più la sospensione di un mese e, per non farsi mancare nulla, una decurtazione dei punti in campionato. Alla quarta? 41 bis?

Stesse sanzioni previste per chi si espone politicamente. Nessun gesto, nessuno slogan, nessuna maglietta come quella arcobaleno con su scritto “same love” che Sebastian Vettel sbattè davanti alle telecamere nell’Ungheria di Orban. Il tedesco, poi, venne multato.

I piloti devono farsi sentire

Ben Sulayem, in realtà, nella scorsa stagione ha già avuto modo di colpire i piloti che commettevano l’errore (sto esagerando) di usare espressioni inopportune: Charles Leclerc ha ricevuto una multa; Max Verstappen, recidivo, ha addirittura dovuto svolgere lavori socialmente utili.

La gestione del presidente della FIA ha ovviamente fatto storcere il naso dei piloti in griglia. il 7 novembre 2024, tramite un comunicato pubblicato sui social, la GPDA (Grand Prix Driver Association) ha espresso tutto il proprio disappunto per le misure adottate dai piani alti. “[…] Per quanto riguarda le parolacce, c’è differenza tra quelle usate intenzionalmente per insultare qualcuno e quelle casuali, come quando si descrive il maltempo o una situazione di guida”, spiega la nota dell’associazione. “Per questo esortiamo il Presidente della Fia a misurare il suo tono quando si riferisce ai nostri piloti. Sono adulti e non hanno certo bisogno di consigli su certe questioni banali, come indossare gioielli o delle mutande“.

Si, anche le mutande erano finite nel mirino della FIA. L’uso dell’intimo standard e non ignifugo era stato espressamente vietato, nel 2022, dal direttore di gara Niels Wittich. Durante il weekend di gara a Miami, il venerdì, molti piloti si sono detti frustrati riguardo l’attenzione su quell’argomento: Vettel, allora direttore della GPDA, ha girato nel paddock indossando delle mutande sopra la tuta. “Era solo una presa in giro”, affermerà poi, “ma è divertente che se ne continui a parlare”.

Le contraddizioni della Formula 1

Quasi ergastoli per una “vaffa”, multe per chi si prende gioco delle ridicole battaglie della Formula 1 e le sue regole. La FIA vuole che la salute dei piloti venga prima di tutto, anche toccando temi come gioielli e, appunto, mutande. Ma è sempre così? Beh, direi di no.

Torniamo a marzo 2022. Il circus sta svolgendo il venerdì di prove libere a Jeddah, in Arabia Saudita, quando un missile lanciato dai ribelli dello Yemen colpisce un impianto petrolifero dell’Aramco, uno dei principali sponsor della Formula 1, a pochi chilometri dal circuito. Per controllare la situazione, si è dovuta alzare da terra addirittura la flotta aerea saudita.

I piloti avevano espresso perplessità riguardo l’effettivo svolgimento del weekend e la sicurezza propria e degli addetti ai lavori. Eppure, a parte posticipare le prove libere 2, Stefano Domenicali, CEO della Formula 1, ha informato piloti e Team Principal che la manifestazione si sarebbe svolta regolarmente, riservandosi il diritto di informarli per ulteriori aggiornamenti. Certo, nessun missile è poi caduto in pista, ma in alcune situazioni la sicurezza tanto amata dalla FIA viene meno.

Allora, che senso ha vietare l’intimo non ignifugo se poi un impianto del main sponsor della gara a una manciata si chilometri dal circuito viene colpito da un missile durante le prove libere? La realtà è che, negli ultimi anni, le regole della Formula 1 e della FIA si sono rilevate a dir poco contraddittorie. A volte, sembra non esserci davvero una corretta considerazione della volontà dei piloti. La GPDA è di rado interpellata riguardo l’attuazione di nuove direttive. La FIA va in confusione, attaccando i piloti per fesserie. Di sicuro c’è una cosa: la credibilità di uno sport non si coltiva in questo modo, anzi. Le regole devono essere chiare, eque e concordate con i diretti interessati nonché principali esponenti del campionato motoristico, almeno un tempo, più affascinante di tutti.

Andrea Perini

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