E’ il 6 maggio 2018. Al Dino Manuzzi di Cesena va in scena un derby importante tra i padroni di casa e il Parma. I romagnoli cercano la salvezza nonostante pesanti problemi societari, i ducali vogliono tenere in vita le speranze di centrare la promozione diretta. Ma il loro capitano non sarà della partita: Alessandro Lucarelli, l’uomo simbolo della rinascita gialloblù, è fermo per un’operazione al menisco subita 12 giorni prima. Eppure, prima del calcio d’inizio, il capitano è sul manto erboso dell’impianto cesenate, a correre e testare le condizioni del ginocchio infortunato.
Arrivo in Emilia
Alessandro Lucarelli arriva a Parma nel 2008, dopo una stagione molto positiva con il Genoa in Serie A. I ducali erano appena retrocessi, ma al difensore livornese non importava: ha sempre amato le sfide, e come bonus in Emilia avrebbe ritrovato suo fratello Cristiano. Eppure, probabilmente, Alessandro non si sarebbe mai aspettato di restare in quella squadra per dieci stagioni, così abituato a girare l’Italia calcistica: Piacenza, Leffe, Palermo, Firenze, la sua Livorno, Reggio Calabria e Genova erano state le tappe nella prima metà della sua carriera. Comunque, in quella stagione passata non senza alcune difficoltà, il Parma riesce a centrare la promozione nella massima divisione, dopo un solo anno di purgatorio.
Lucarelli ritrova la Serie A, e negli anni successivi la sua squadra, di cui è diventato capitano dopo il ritiro di Stefano Morrone, cresce fino ad inserirsi stabilmente nella parte sinistra della classifica. Il Parma del presidente Ghirardi e del direttore Leonardi stava cominciando a nutrire sogni europei, tanto che, nel 2013, la campagna acquisti di livello porta nel ducato Antonio Cassano: uno strepitoso calciatore, ma, come afferma Lucarelli nella sua autobiografia, uno a cui stare attenti per il suo carattere non proprio facile. Il Parma della stagione 2013-14 era una squadra competitiva, in cui il suo capitano restava un elemento imprescindibile dell’undici titolare nonostante l’età, perchè il carisma e la grinta non invecchiano. Anzi, in quella stagione andò a segno con ben 4 gol, e il suo Parma ambiva davvero a raggiungere l’Europa.
L’unico ostacolo si chiamava Torino, avversario nella penultima giornata di ritorno, in quello che sembrò uno spareggio. La partita finì 1-1, e Lucarelli venne espulso: l’ultima gionata, contro la squadra della sua città, il Livorno, non sarebbe stato disponibile. In quella situazione, in cui il Parma era costretto a vincere e sperare in una non vittoria dei granata piemontesi, non avere la sua guida era una grave mancanza. I crociati riuscirono a vincere per 2-0, e aspettarono il risultato dell’Olimpico di Torino: i padroni di casa stavano pareggiando con la Fiorentina, quando al novantesimo venne assegnato loro un rigore. Alessio Cerci si presenta sul dischetto, e a chilometri di distanza, sugli spalti del Tardini, c’era già aria di rassegnazione. Ma ecco che accadde l’impensabile: l’attaccante granata cestinò il penalty, insieme ai sogni europei della sua squadra. A Parma è festa, l’Europa è stata raggiunta e Lucarelli può finalmente togliersi la soddisfazione di calcare campi internazionali. Se non fosse che, da lì a poco, il sogno si sarebbe trasformato in un incubo.
Il fallimento
Perché la dirigenza crociata, negli anni precedenti, aveva accumulato milioni di debiti, conseguenza di tenere sotto contratto decine e decine di giocatori, alcuni dei quali non sono mai passati da Parma ma spendevano i loro anni in prestito. Il risultato fu doloroso: ai ducali venne negata la licenza UEFA. Furono inutili le parole di Ghirardi, ormai messo alle strette da una situazione che anche e soprattutto lui aveva contribuito a creare. Ma la situazione della squadra era terribile, e non si limitava alla mancata concessione della licenza: ben presto ci si rese conto che il buco lasciato dall’ormai ex-presidente era enorme, e che ci sarebbero state delle difficoltà nei pagamenti non solo degli stipendi, ma anche delle trasferte e dei costi di gestione degli impianti di allenamento.
Ed è in queste difficoltà che si vede un vero capitano. Alessandro Lucarelli, che nel corso degli anni si era legato ai parmigiani, diventò la figura di riferimento della società. Tra personaggi quasi mitologici che in quella stagione si erano alternati alla presidenza come Rezart Taci e Giampietro Manenti, lui è stato l’unico a metterci la faccia, caricandosi sulle spalle molte delle responsabilità in quella barca che stava affondando. Perché la componente sportiva era ormai passata in secondo piano: da dicembre in poi non si lottava solo per una difficile salvezza sul campo, ma soprattutto per mantenere in vita il club emiliano, avviato verso il baratro.
Nonostante i mancati pagamenti degli stipendi, i creditori che portavano via da Collecchio attrezzature e computer e l’arrivo dei curatori fallimentari, il Parma riuscì a terminare la stagione grazie anche all’aiuto dell’AIC, che fu comunque criticata: come si poteva permettere una situazione del genere? Com’era possibile cambiare più presidenti in pochi mesi? Di sicuro, queste erano due domande che si poneva Lucarelli insieme alla sua tifoseria, che gli ha rimproverato il fatto di non far “saltare il banco”, ovvero di non aver abbandonato quel campionato così privo di credibilità. Non dovrebbe essere possibile lasciare che accadono queste situazioni, non tanto per i calciatori, ma per tutti i dipendenti che si occupano dell’ufficio, dei magazzinieri, dello staff. Alla fine, il capitano ha convinto molti (ma non tutti) a rinunciare a parte dello stipendio nella speranza di riceverne in futuro almeno una percentuale, e a comprarsi da soli le attrezzature. E prima del fallimento, in una prova di orgoglio, la squadra è riuscita a battere la Juventus al Tardini. Al termine della partita, Alessandro Lucarelli (che era in tribuna per via di una squalifica) è stato osannato dai suoi tifosi: “C’è solo un capitano!”.
Tutto quello che il difensore livornese aveva fatto in quella disastrosa situazione gli veniva riconosciuto. La voglia di evidenziare tutti i problemi di quel mondo rinunciando a terminare la stagione era tanta, ma il condottiero crociato decise di continuare, convinto che, se si fossero ritirati, tutti si sarebbero dimenticati del fatto dopo pochi giorni. I leader fanno anche questo, prendere decisioni non facili che non possono accontentare tutti, ma sempre per il bene del gruppo. E che leader è stato nei successivi tre anni…
Ripartire dai dilettanti
il 22 giugno 2015 il Parma viene dichiarato fallito. Ma alcuni imprenditori locali, con a capo Nevio Scala, uno che la città emiliana la conosce bene, sono riusciti ad acquisire il titolo sportivo, ripartendo così dalla Serie D. Alessandro Lucarelli, ovviamente, faceva parte del progetto come calciatore. Per lui giocare tra i dilettanti (per la prima volta nella sua carriera) non era un problema; quella maglia che ha indossato in centinaia di partite non poteva essere abbandonata, dopo tutto quello che avevano passato insieme, specialmente l’anno precedente. Inoltre aveva un nuovo obiettivo: dare il suo contributo alla rinascita del club. Poco importava giocare in campi sperduti di provincia, o prepararsi la borsa da solo, perché in realtà al capitano quella situazione piaceva. Dalla prima partita giocata ad Arzignano, il Parma ha fatto subito capire come quel campionato l’avrebbe vinto facilmente, sotto la guida del solito difensore con la maglia numero 6 e con la fascia al braccio. Dalla D alla C, primo step: fatto.
La roulette russa dei playoff di Serie C
Ma il ritorno tra i professionisti non sarebbe stato facile. Intanto, in panchina, Apolloni viene sostituito da D’Aversa dopo alcune prove non convincenti nel girone d’andata. Poi, la grana più difficile: far cadere le accuse di aver venduto una partita, in particolare quella con l’Ancona, persa per 2-0 contro una squadra quasi retrocessa e per giunta con grandi problemi finanziari. Al termine di quell’incontro, iniziò a circolare una notizia secondo cui molti avevano scommesso sul risultato esatto, e di aver fatto il colpo grosso. La notizia venne riportata anche da “Il Mattino”, e fu aperta un’inchiesta. Ancora una volta, toccò a capitan Lucarelli prendere di petto la situazione. Prima parlò ai suoi compagni di squadra riguardo un loro eventuale coinvolgimento nella faccenda, poi li portò in sala stampa, dove ribadì la loro innocenza. Ma ai giornalisti non bastò, e continuarono a perorare la loro causa, rimarcando che, se l’inchiesta era stata aperta, allora qualcosa c’era; questo scatenò la rabbia del leader gialloblù, che rispose per le rime a quelli che, nonostante in seguito tutto si risolse in un nulla di fatto, erano convinti di una loro colpevolezza. Il caso, comunque, si risolse in fretta, e il Parma poté concentrarsi sui playoff, ormai imminenti.
Il Venezia era irraggiungibile, quindi si giocava per avere il miglior posizionamento possibile in vista della post season. Quella stagione, intanto, aveva visto il ritorno del sentitissimo derby con la Reggiana, battuta in entrambe le sfide: 2-0 al Mapei Stadium, dopo che il pullman dei calciatori ducali fu vittima di una sassaiola dei tifosi granata, e 1-0 al Tardini, con Baraye che decise la partita assistito da una pozzanghera.
Tempo di Playoff. In Serie C, più che di playoff si può parlare di lotteria, dato il grande numero di partecipanti. ma il Parma riuscì ad approdare alle final four di Firenze, dove in semifinale incontrò il Pordenone, in una sfida terminata ai rigori. L’ultimo penalty fu responsabilità proprio di Alessandro Lucarelli, che insaccò il pallone e corse sotto il settore occupato dai suoi tifosi, scaricando tutta la tensione di una stagione non facile. Ma non era ancora finita. In finale il Parma affrontò l’Alessandria, che aveva battuto a Reggiana nel turno precedente. Prima della partita, capitan Lucarelli pronunciò un discorso che poi ha fatto il giro del web, evidenziando come la capacità di creare un trasporto emotivo sia importante quasi al pari del carisma all’interno del campo. “Oggi mi dovete portare in Serie B”, e così fu. 2-0, e promozione in B centrata, dopo un’annata di sofferenze. Secondo step: fatto.
3 su 3 per il capitano
Mancava un ultimo passo per entrare nella storia del calcio italiano: il passaggio dalla D alla A in soli tre anni era qualcosa di mai visto prima, ed era inevitabilmente difficilissimo. Talmente impensabile che restare in B per un altro anno poteva essere una scelta condivisibile. Lucarelli doveva fare un altro tipo di scelta: continuare o fermarsi? La decisione, come racconta il capitano nella sua autobiografia, arrivò grazie anche a una bottiglia di mirto: avrebbe continuato. A 40 anni, non si sarebbe mai perdonato il fatto di aver smesso prima di un eventuale promozione in Serie A. Dopo aver comunicato le sue intenzioni a D’Aversa, la stagione cominciò con qualche panchina, ma a metà stagione Lucarelli centrò il record di presenze con quella maglia indossata per la prima volta nel 2008, nella stessa categoria. 311 partite con i crociati, scrivendo la storia. Ma, come detto, c’era l’opportunità di centrare un altro traguardo importante, stavolta di squadra. Dopo un periodo di crisi al giro di boa, il Parma cominciò a ingranare, vincendo alcuni scontri diretti: il primo posto sembrava ormai di proprietà dell’Empoli, ma la lotta al secondo era apertissima.
21 aprile 2018. Durante la partita contro il Carpi, il capitano iniziò a sentire dolore al ginocchio. La diagnosi fu dura: lesione del menisco e operazione chirurgica necessaria, per un recupero che avrebbe permesso il ritorno in campo negli eventuali playoff. Ma lui voleva tornare prima. A 40 anni, fisiologicamente il recupero è più lento, ma non si perse d’animo. Con il ginocchio ancora gonfio e dopo aver appena tolto le stampelle, Lucarelli ricominciò a correre, con l’obiettivo di tornare nella penultima giornata di campionato, nonostante il parere contrario dei medici. Si arriva così al 6 maggio, il giorno di Cesena-Parma, importante per le sorti delle due squadre: i romagnoli volevano salvarsi (a fine stagione arriverà il fallimento), gli emiliani vincendo avrebbero avuto un piede in Serie A. Ma prima del riscaldamento, boato dei duemila tifosi arrivati da Parma: Lucarelli, dodici giorni dopo l’operazione, scese in campo per fare esercizi. Un modo per stare vicino alla squadra, far sentire la propria presenza spirituale e, soprattutto, comportarsi da capitano vero come il suo solito. Dal settore ospiti, si levò un coro: “Un capitano, c’è solo un capitano!”. Quella partita, però, i crociati la persero, complicando un cammino che sembrava presagire un ritorno diretto in Serie A. Il Parma sembrò quasi rassegnarsi alla partecipazione ai playoff, ma la vittoria nella penultima partita contro il Bari tenne acceso un piccolo lumicino di speranza.
L’ultima giornata di quel campionato, lo scontro a distanza per la conquista del secondo posto e della promozione diretta riguardava Parma e Frosinone. I gialloblù erano impegnati a La Spezia, i ciociari ospitavano un Foggia senza più stimoli. Solo due punti in classifica dividevano le due compagini, con il Frosinone in vantaggio. Per Alessandro Lucarelli e compagni serviva vincere e sperare in una non vittoria di quelli che, prima della partita, occupavano la seconda posizione. Il leader crociato, così, cercò di tranquillizzare la propria squadra, dicendo che bisognava giocare senza pensare al risultato dello Stirpe, d’altronde il terzo posto garantiva una posizione privilegiata per i playoff. Il capitano giocò quella partita, a meno di un mese dall’operazione al menisco. Una partita che cominciò subito bene, con il vantaggio di Ceravolo e l’1-0 all’intervallo, ma clamorosamente arrivò anche il vantaggio del Foggia nel Lazio. La squadra cominciò a crederci, capendo che l’impossibile stava succedendo, e all’inizio del secondo tempo Ciciretti siglò il 2-0 Parma.
L’euforia del raddoppio fu spazzata via dalla rimonta del Frosinone, da 0-1 a 2-1, ma c’era da aspettarselo; l’importante era vincere, e il Parma ci stava riuscendo, blindando così la terza posizione. Era difficile immaginare di centrare la promozione quella stessa sera, e non lo immaginava nemmeno Alessandro Lucarelli. Ma al novantesimo, l’imponderabile: dal settore ospiti del Picco di La Spezia, arrivò un urlo inequivocabile, dal quale si capì subito che, incredibilmente, il Foggia pareggiò a Frosinone con un gran gol di Floriano. I giocatori del Parma cominciarono a contare i secondi. Il capitano, a partita finita a La Spezia, chiese alla panchina quanto mancasse al termine dell’incontro dello Stirpe. Non fece in tempo a ricevere una risposta che un secondo boato si alzò dalla massa arrivata dall’Emilia, non per il fischio finale da Frosinone, ma per una parata del portiere dei pugliesi. Tutti, dai giocatori allo staff, si precipitarono verso la curva ospite per festeggiare pensando che la partita fosse finita. Con il senno di poi andò bene, perché la partita dei ciociari finì proprio 2-2. L’impossibile era successo. Il Parma, quella stessa sera, festeggiò la Serie A. Terzo e ultimo step di una cavalcata straordinaria: fatto. Missione compiuta.
L’unica squadra della storia a centrare tre promozioni di fila, sotto la guida di un uomo, un capitano, un leader che non si è mai tirato indietro nelle difficoltà. Lucarelli è riuscito a caricarsi sulle spalle un’intera società durante il fallimento, per poi dare tutto sul campo. E’ stato d’esempio nei momenti bui, è stata una guida carismatica in quelli più positivi. E aver accettato di tornare in Serie D con la stessa squadra è un valido argomento per considerarlo una delle bandiere più importanti del calcio. Quando poi torni in Serie A dopo soli tre anni, da capitano, diventi una leggenda. Dopo la promozione, Lucarelli ha deciso di ritirarsi; in fondo il suo compito l’aveva portato a termine, superando anche le più rosee aspettative. Ha chiuso la carriera con un’impresa mai riuscita prima a nessuno, e lo ha fatto a 40 anni suonati. E’ diventato il simbolo della rinascita gialloblù, restando al timone di una nave in difficoltà, riportandola sulla giusta rotta. Perché è questo che i veri capitani fanno. E che capitano è stato Alessandro Lucarelli.
Andrea Perini